Il Nobel per la Pace all’Europa Unita, è stato ritirato dai rappresentanti di un’Unione Europea in crisi di identità. La crisi finanziaria, nata dalle speculazioni di alcuni grossi intermediari internazionali, ha travolto intere fasce di popolazione ed alcuni stati oggi a rischio di fallimento stanno applicando, nel rispetto delle direttive dalla BCE, una politica di rigore che, anziché ridurre il danno, sembra orientata a distruggere lo stato sociale e ridurre i posti di lavoro.
Questo Nobel in un momento di crescente insoddisfazione sembra una beffa e viene da pensare quantomeno che i nostri attuali governanti non siano degni di ritirarlo. Il Nobel per la pace si sarebbe, a miglior titolo, dovuto consegnare nelle mani di quei pionieri che hanno portato avanti il progetto di unificazione; progetto che, purtroppo, in fase di realizzazione ha subito modifiche e tagli sino a risultarne stravolto limitato com’è ad un'unione monetaria incompleta divenuta strumento della finanza internazionale.
Unione monetaria incompleta: ogni stato sovrano è infatti proprietario della propria moneta e ne emette, tramite la propria Banca Centrale la quantità necessaria a permettere il libero scambio e sostenere la spesa pubblica con particolare riferimento alle spese sociali per la formazione, la salute ed il sostegno minimo di chi non possa avere accesso al mondo del lavoro.
L’emissione di moneta che da sola porterebbe ad una svalutazione sul mercato internazionale può essere integrata dall’emissione di obbligazioni a tasso fisso garantite dallo stato, ma la presenza di un istituto centrale in grado di acquisire l’intero debito permette di evitare l’indebitamento a tassi speculativi facendo comprendere ai potenziali speculatori che in ultima istanza vedrebbero svalutare con la moneta anche i titoli già in loro possesso.
La BCE non ha questo potere e le nazioni che le hanno ceduto la loro sovranità monetaria non possono più frenare la speculazione sui propri titoli di debito. Nel tentativo di aggirare l'ostacolo la BCE ha pensato bene di prestare denaro alle banche private che con questi finanziamenti finiscono solo per lucrare alle spalle degli stati nazionali.
E’ quindi impellente che chi si appresta a governarci si impegni a promuovere un movimento di riforma dell'Unione monetaria che permetta di attuare il progetto europeo dei suoi promotori; la necessaria unità politica non potrà infatti avvenire se non si pone rimedio alle storture legate alla unità monetaria.
Bisognerà promuovere una riforma della BCE che la metta in grado di finanziare direttamente la spesa sociale in tutta l'Eurozona, senza l’intermediazione di istituti bancari, ma con l’emissione di nuova moneta a favore degli stati. Quest'azione oltre a promuovere nuovi posti di lavoro immediati porterà ad una svalutazione dell'euro sulle altre monete con un conseguente rilancio delle nostre imprese sui mercati esteri.
Allora si che l'Europa ed i suoi attuali governanti potranno dire di aver meritato il Nobel per la pace.
Nessun commento:
Posta un commento